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L'allenamento sportivo

by Ettore Terrone
in Sport
on 26 Aprile, 2019
Ultima modifica: 01 Maggio, 2020
Creato: 26 Aprile, 2019
Visite: 965
"Allenare è allo stesso tempo un'arte ed una scienza : l'artista immagina e crea; lo scienziato verifica e codifica" . Questa è la mia definzione di cosa significa allenare, ed è da questa che voglio partire.
Lo sport moderno, è risaputo, nasce nell'Antica Grecia dove si arriva a disputare le famose Olimpiadi. I documenti storici mostrano come già all'epoca gli atleti professionisti dedicavano tutto il loro tempo nell'alenamento e cura del proprio corpo. Durante le Olimpiadi, perfino le guerre venivano temporaneamente sospese.
Successivamente, dopo un lungo oblio, le Olimpiadi e lo Sport, sono rinati grazie all'entusiasmo del barone De Cubetin, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando gli sportivi professionisti più capaci, assurgono a delle vere e proprie star ultrafamose ed ultrapagate.
Passando ora all'aspetto più squisitamente tecnico, possiamo sicuramente affermare che allenare è un'attività molto complessa poichè ogni essere umano è un mondo a sè. E' vero che ci sono delle teorie e delle metodologie che sono state codificate nel tempo, ma ciò non significa avere delle ricette o dei protocolli applicando i quali, automaticamente, si ottengono i risultati che ci si aspetta. Uno degli errori più marchiani che viene spesso commesso, è anticipare i tempi: quando, cioè, l'allenatore nella falsa speranza di ottenere da subito grandi risultati, salta tutte le tappe del processo di scoperta ed esperienze motorie che il bambino deve compiere onde accumulare e sviluppare un bagaglio motorio il più ampio possibile cui attingere nel corso degli anni futuri. Il processo educativo, dunque, nasce prima di tutto dall'osservazione. Ci si dimentica spesso che l'adulto è figlio del bambino, che solitamente viene trattato come un "piccolo adulto". Motoriamente parlando significa che accelerare i tempi, specializzare precocemente i piccoli allievi, sicuramente può portare a dei risutati nel breve termine ma, terminata la fase di crescita, i risultati inizieranno a stagnare, non si verificheranno più i miglioramenti e quello che sembrava unradioso futuro, si trasforma in un deludente presente, certo non per colpa dei ragazzi che solitamente ce la mettono tutta. L'educazione motoria può essere paragonata all'educazione scolastica in generale: avrebbe senso nella formazione scolastica studiare sempre e solo una materia fino ai 18-19 anni ? La risposta credo sia scontata. Perchè allora in ambito motorio questo comportamento viene ritenuto valido? Non avrebbe più senso crescere i bambini e i ragazzi in un mondo di pluriesperienze motorie ? Fino ai 5-6 anni il bambino dovrebbe fare esperienze ludico-motorie soprattutto a contatto con la natura, senza essere "costretto" in schemi e regole. Con l'inizio della scuola primaria, può iniziare il grande viaggio alla scoperta del proprio corpo e delle infinite capacità motorie che possiede. I primi 2 anni, possono essere dedicati alla conoscenza del proprio corpo (schema corporeo) e degli schemi motori di base, badando sempre a stimolare qella che Howard Gardner (nel lontano 1943, con la Teoria delle Intelligenze Multiple) definì intelligenza cinestesica o procedurale. L'insegnante-educatore, infatti, deve sempre ricordare che l'allievo non è un burattino esecutore, da addestrare alla perfezione. L'allievo è l'attore principale nel processo educativo : l'insegnante deve cercare di stimolarlo, sostenerlo e soprattutto motivarlo. E' un discorso lungo, complesso ed affascinante. Cercherò di sviscerarlo ulteriormente in articoli futuri....


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