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Come funziona l'Osteopatia Cranio-Sacrale 1^parte

in La Terapia manuale
on 06 Febbraio, 2021
Creato: 06 Febbraio, 2021
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L’Osteopatia Cranio-Sacrale è un “approccio manipolativo” tipico dell’Osteopatia. In questo post cercheremo di chiarire quelle che sono le basi anatomo-fisiologiche alla base di tale approccio.

L’Anatomia Umana ci insegna che cervello e midollo spinale (il Nevrasse) sono avvolti da alcuni involucri membranosi concentrici, chiamati meningi. Procedendo dalla parete ossea al nevrasse, le formazioni meningee comprendono : 1-la dura madre, o pachimeninge; 2-lo spazio sotto-durale; 3-i tre strati della meninge molla e cioè lo strato sottodurale, la formazione aracnoidea e la pia madre. In particolare, l’Osteopatia “sfrutta” la conformazione della dura madre: più superficiale, più spessa e resistente, si estende, senza interruzione, dalla volta del cranio fino alla parte media del canale sacrale. A livello encefalico, la dura madre avvolge il medesimo e tappezza la scatola cranica; presenta uno spessore di 1 o 2 mm, resistentissima, inestensibile sotto trazioni istantanee e si lacera di rado nel corso di traumi cranici. La superficie esterna della dura madre si applica esattamente contro la parete interna del cranio, aderendole mediante prolungamenti fibrosi e vascolari. Tale aderenza è relativamente debole nella regione della volta e molto forte a livello della base cranica, diventando massima nei seguenti punti : sulla crista galli (osso etmoide), sul margine posteriore delle piccole ali dello sfenoide, apofisi clinoidee anteriori e posteriori del medesimo osso, sul margine della rocca petrosa (dell’osso temporale), nella doccia basilare e sul contorno del grande forame occipitale.  L’aderenza della dura madre a livello cranico nel bambino è intima in corrispondenza delle suture e molto meno in tutti gli altri punti. Crescendo, accade il contrario.  Proseguendo verso il basso, la dura madre a livello spinale si fissa tenacemente sul contorno del grande forame occipitale e  sulla faccia posteriore del corpo della seconda vertebra cervicale. Proseguendo nella sua discesa, il sacco durale si restringe ad imbuto e termina a fondo cieco (più o meno a livello della seconda vertebra sacrale) per proseguire ulteriormente avvolgendo il filum terminale( cioè la parte più estrema del midollo spinale) come una vera e propria guaina, per terminare in corrispondenza della parte posteriore della prima vertebra coccigea, prendendo il nome di ligamento coccigeo del midollo. Infine, per tutta l’estensione del fondo cieco durale, i prolungamenti fibrosi fra la superficie anteriore della dura madre e il legamento vertebrale comune posteriore, diventano più numerosi e più spessi, formando una specie di setto mediano detto ligamento sacro-durale, i cui fasci inferiori vanno a fissarsi sull’ultima vertebra sacrale o sulla prima vertebra coccigea. Da quanto descritto, risulta chiaro come anatomicamente esista un collegamento, tramite la dura madre, tra coccige-sacro e occipite-cranio. Questo significa che posizioni “a-fisiologiche” post traumatiche di coccige e/o sacro, si ripercuotono un po’ su tutta la colonna vertebrale e soprattutto a livello craniale portando, gradualmente, alla comparsa di sintomi più o meno gravi quali lombo-sciatalgia, problematiche intestinali, problematiche dell’apparato uro-genitale, emicrania e mal di testa.  L’osteopata, riscontrate tali “anomalie”, tramite opportune “manovre” cerca di riportare le strutture anatomiche  coinvolte nella loro posizione fisiologica, consentendo al corpo di rimettere in moto i suoi meccanismi di autoguarigione, di modo che i sintomi di tali problematiche prima diminuiscano e poi spariscano del tutto.
 
Bibliografia : Testut  L. , Latarjet A. , Trattato di anatomia umana, UTET


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